Una famiglia, un territorio, una storia

La tenuta Murogrosso appartiene alla famiglia Calabresi, attiva nell’agricoltura nel Lazio e in Umbria, da oltre tre secoli. Cerveteri (Roma) è dove hanno avuto inizio queste attività e dove più a lungo si sono svolte. A Cerveteri è documentata già nel ‘600 seicento la presenza e l’attività nell’amministrazione civica di Matteo Calabresi, affittuario dei Principi Ruspoli. I suoi successori divennero “mercanti di campagna”, come si definiva allora nel Lazio chi utilizzava i terreni per l’allevamento del bestiame, allora svolto in modo estensivo nell’agro romano. A nord di Roma, tra il litorale tirrenico e i rilievi collinari retrostanti si estendevano per alcune migliaia di ettari le pianure semi-paludose della Maremma laziale, delimitate dalla foce del Tevere a sud e dal promontorio di Santa Marinella a nord, adatte alla pastorizia e all’allevamento bovino allo stato brado.
Le attività di allevatore e di amministratore civico di Matteo furono proseguite dal figlio Paolo e poi dal nipote Filippo (1739-1807). Nel 1797, nel breve periodo della Repubblica Romana, Filippo era “Edile”, cioè sindaco, di Cerveteri, come appare dagli ordini del comando delle truppe francesi di stanza a Palo di consegnare il bestiame necessario per il loro sostentamento. Dei figli di Matteo è particolarmente ricordata a Cerveteri Rosa (1743-1805), per la sua attività caritatevole nell’assistenza ai braccianti agricoli, allora chiamati “monelli”, e per la vita ascetica, condotta sotto la direzione epistolare di S. Paolo della Croce.



Tra i discendenti di Filippo si ricorda in particolare Filippo, sindaco di Cerveteri per diversi periodi nell’800, A lui si deve un’importante ristrutturazione del centro storico entro la cinta muraria, la creazione della piazza principale, un nuovo Municipio e la Fontana pubblica. Sulla stessa piazza, in luogo di diversi edifici di sua proprietà egli edificò una sua più importante dimora (Palazzo Calabresi). Nell’ottocento furono anche acquistati diversi appezzamenti agricoli intorno a Cerveteri, dove furono impiantati oliveti e vigneti, ed estese superfici boschive (bosco ceduo e macchia mediterranea), adatte all’allevamento bovino di razza maremmana allo stato brado. L’attività agricola è proseguita fino agli anni 70 del novecento in diversi appoderamenti collinari di vigneti e oliveti.
Negli ultimi due decenni dell’ottocento fu acquistata in Umbria una buona parte (oltre 500 Ha) del piano grande di Castelluccio, che per la sua altitudine permetteva il pascolo estivo delle greggi. A Castelluccio Filippo Calabresi costruì anche un bel palazzetto, che fungeva soprattutto di base per la caccia e che purtroppo è andato totalmente distrutto negli eventi sismici che hanno colpito l’Umbria nel 2016 (24 agosto e 30 ottobre).
Nella seconda metà dell’ottocento, l’attività dei mercanti di campagna nel Lazio e in Umbria rimase economicamente dominante e fu esercitata con notevole successo da Filippo con l’allevamento bovino e ovino. E’ di questo periodo l’edificazione a Roma nel 1882 del Palazzo Calabresi, su disegno di Gaetano Koch, in via XX Settembre, la nuova strada aperta tra Porta Pia e il Quirinale dopo l’annessione al Regno.
Paolo Calabresi, fratello di Filippo è invece ricordato per aver iniziato a Cerveteri gli scavi archeologici della necropoli etrusca delle Banditaccia, con licenza del Governo Pontificio (Papa Gregorio XVI). Questi scavi, poi proseguiti dalle Amministrazioni statali successive fino ad oggi, hanno prodotto una delle più importanti raccolte di manufatti etruschi dall’VIII e il IV secolo a.C. (tra cui la singolare Urna Calabresi e una famosa ampolla bicefala in bucchero), in gran parte esposta oggi in una speciale sala dei Musei Vaticani, nel Museo Etrusco di Villa Giulia a Roma e in un piccolo museo realizzato nella rocca medievale di Cerveteri.
Nell’attività agricola a Filippo seguì Francesco, immaturamente scomparso nel 1928, poi i suoi figli che, terminata ormai l’attività di allevamento estensivo, acquistata un’estesa area pianeggiante sulla riva sinistra del Tevere, a valle di Roma, la bonificarono e organizzarono in forma mezzadrile, costruendo strade e casali, gli edifici del aziendale e la scuola. Dopo Francesco, nella seconda metà del secolo scorso la presenza e l’attività agricola a Cerveteri sono proseguite per opera dei figli Massimo e Ugo, che hanno acquistato e condotto insieme per oltre un ventennio un’azienda zootecnica a Campagnano (RM).






